di Cesira Colecchia

Siamo ad agosto e tra i pensieri che emergono nella mia mente, affiora la sagra delle Tolle.

Da trentaseienne inconsapevole, noto come la mia memoria apra un intero baule di ricordi connessi a tale evento, capaci di colmare l’attuale vuoto virale.

Sono rimembranze di persone, odori, musica, capelli e vestiti impregnati di fumo delle fornacelle, canti e risate di anziani, giovani, adulti e bambini, per cui il secondo sabato e la seconda domenica di agosto erano (e sono) la sagra delle Tolle.

Mi arrogo il diritto di affermare che questa tradizione, sia per i montoriesi al pari di un Natale: in tutto il paese aleggia il profumo della condivisione e di quel senso di appartenenza ad un unico spirito, intoccabile ma sentito, anche nel semplice atto di stollare una tolla.

 Un cliché orribile suona nella mia testa, mentre mi cullo nel torrente della memoria:  il discorso sui cosiddetti paesi polvere.

Sono definiti tali, i borghi con meno di mille abitanti, a rischio di abbandono e desertificazione demografica.

L’Italia è costellata di questi microcosmi incantevoli, che tuttavia sembrano destinati chi prima e chi dopo, ad essere un omogeneizzato di Ghost Towns: pensare che i ricordi saranno l’unico modo futuro per rivivere le tradizioni e non un limbo dovuto al blocco dato dalla pandemia, mi desertifica il cuore.

Mi torna in mente  uno dei personaggi più ricordati di Montorio, Guido Vincelli: innanzitutto obietterebbe sull’utilizzo di  un forestierismo, quindi Ghost Town, diventerebbe paese fantasma, poi mitigherebbe la desertificazione, affermando che Montorio è destinato ad essere un paese di villeggiatura.

Un volano per i nostri piccoli borghi è sicuramente il turismo. La genuinità, il bisogno  di perpetrare le tradizioni, a fondo laico e religioso, nutrono quello spirito del  tutti per uno e uno per tutti: qualcosa di impagabile e ricercato anche da chi proviene dalle grandi città, dove tutto questo si dissipa tra i vari quartieri e l’aria , di certo non fresca e salubre tanto quanto la nostra.

Mentre ai piani alti,  ci si occupa degli interventi  migliori per salvaguardare questi granelli di polvere che insieme illuminano, la bella Italia, è diritto, dovere e piacere degli abitanti dei piccoli borghi, fare le tradizioni per non avvantaggiare la desertificazione: quando il fare  è rimandato per cause di forza maggiore, bisogna ricordare.

Io ricordo,  le lunghe telefonate con il mio carissimo amico Matteo Bucci, per organizzare il calendario estivo della Pro loco, le riunioni con tutti gli amici montoriesi, per mettere su tutte le manifestazioni, evidenziando la  sagra. Ricordo l’ansia sulla qualità delle Tolle, le mani abili dei più anziani che insegnavano ai bambini stollare, il profumo inconfondibile delle prime callare di pannocchie magistralmente cucinate, le fornacelle che iniziavano a sputare fuoco da metà pomeriggio, gli innumerevoli ordini di cento arrosticini, la musica assordante dei gruppi musicali, casa mia, piena di amici, di pagnotte, uova, friarielli e ortaggi per l’ acqua sale, il panino del mietitore ed infine l’alba: annunciata dal rintocco della nostra campana, ammirata oltre arco Magliano.

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