di Valerio Carfagnini

Maria Pia Simongini Carfagnini

Cara mamma

te ne sei andata in un afoso pomeriggio in silenzio senza dare un ultimo arrivederci, un saluto, un ultimo ciao. te ne sei andata in due o tre giorni senza dare fastidio, come desideravi, ma lasciando in tutti noi un vuoto immenso. Certo, si sapeva che questi brutti momenti un giorno sarebbero arrivati, ma non adesso, visto che una settimana prima eri andata alle Poste, eri ancora piena di vita e di progetti. Stava per arrivare quel mese di Agosto per il quale vivevi, quando tutti potevamo stare insieme; del resto si dice che le mamme non hanno età, sono sempre giovani e belle anche coi capelli bianchi ed il cordone non si spezzerà mai. Te ne sei andata inoltre in un ospedale estraneo, lontano dalla tua casa, da quelle località dove hai vissuto per una intera vita, Chieti e Montorio. Già, Montorio! Il nostro amato paesello dove vi hai dedicato tanto amore, alla famiglia, alla nostra casa, dove sei arrivata per la prima volta a diciannove anni, erano tempi difficili, era dopo la guerra, non c’era la tv, non c’erano i telefonini, non c’era nemmeno l’acqua corrente nelle abitazioni, ma c’era la miseria e tanta gente era costretta ad emigrare a dare il proprio triste ” Addio ai monti” di manzoniana memoria. in casa hai lasciato persone austere, di altri tempi, ma hai saputo subito farti apprezzare e farti volere bene. ci sei stata l’ultima volta poche settimane fa in occasione delle feste di San Costanzo e sant’Antonio. ogni anno tornavamo per quelle feste un po’ per devozione e un po’ per tradizione e dopo la Messa aspettavi la processione o sulla finestra o sulla porta della vecchia farmacia. proprio durante la festa di Sant’Antonio, la sera, mentre suonava la banda, mi è stato raccontato, hai avuto le prime avvisaglie che dovevo nascere io e mi è stato detto anche mentre suonava la Sonnambula di Bellini. Forse è stato un segno del destino che ho avuto per il Cigno di Catania una particolare predilezione per le sue immortali melodie. Nel ricordarti, mi vengono in mente le lagrime sincere di quelle persone che frequentavi: la parrucchiera, la donna delle pulizie,, l’estetista, la badante che testimoniano quanto eri capace di farti amare. Del resto hai dato amore a tutti, al tuo compagno di vita, mio padre, per sessantatré anni, pur con tanti contrasti e tante difficoltà, a noi figli ai quali hai sempre insegnato ad amare Dio, a non avere mai rancore verso alcuno e soprattutto a non fare mai del male ad alcuno, ai tuoi nipoti, ai tuoi bisnipoti, anche all’ultimo che non hai conosciuto e già volevi bene. hai dato tutta te stessa in oltre quarant’anni di maestra ai tuoi alunni, ora molti di essi con i capelli grigi che ti ricordano con affetto; quante volte mi dicevano “Salutami tua madre, salutami la maestra”. Vorrei inoltre ricordare tutte quelle persone che, amici di famiglia, colleghe, amiche, vicine di casa, ti hanno preceduto nel grande viaggio e che ti hanno atteso nel Cielo. vorrei elencarle tutte, ma l’elenco sarebbe troppo lungo e forse dimenticherei qualcuno e non sarebbe giusto. Grazie Mamma, di tutto e lo dico a nome, penso, di tutti TI VOGLIAMO BENE Un bacio, Valerio

Di ilponte

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