Agosto, il 18 era già il tempo in cui a Montorio finiva l’estate, nel vero senso della parola, i “foresctier” ripartivano e il paese andava pian piano a riprendere i silenzi, e i ritmi quotidiani in vista dell’imminente arrivo dell’inverno,  spezzati dai ragazzi che andavano giocando a destra e manca… Correvano gli anni ottanta ed eravamo ancora bambini a quell’età iniziavi ad imparare i detti, le dinamiche, iniziavi a stringere amicizie e creare gruppi nei vari quartieri. Dopo ferragosto era finita l’intensa estate montoriese, si cominciava a Giugno con l’arrivo dei Canadesi e con le feste Patronali, organizzate magistralmente da Giovanni (Nino) Adovasio, alla festa della Madonna del Carmine che Masctr Ernesto Iocca amava così tanto da fare due giorni di festa, alla sagra delle tolle, i vari tornei di pallavolo e di calcio organizzati dalla Proloco, le rappresentazioni del Gruppo Mons Aureus, alla corsa podistica organizzata da mio zio Raffaele (Lello) Ruocco con le coppe che girano ancora in alcune case di Montorio con la scritta RO-Plast all’ultima festa montoriese quella che portava tutte le feste via ed era San Rocco che con la mano sapiente e geniale di Gaetano (Gaijtenucc) Bucci veniva sempre molto bella.

Classe 1974, da sinistra verso destra Gianmario Ruocco (io) Benigno Pallotta, la maestra Veleno, Maria Morrone, Daniela Iacovino, Gianni (Giancarlo) Greco, Gianluca Adovasio e Marco Falsetti

Fatto questo piccolo riassunto estivo, il quale magari diventerà un articolo futuro, riprendo dal 18 agosto. Dopo ferragosto la temperatura scendeva drasticamente e difatti a Montorio esiste un detto che recita “Dop Færregusct ebbættunet u’ busct!”, (dopo Ferragosto copriti il busto). Iniziavamo a tornare a incontrarci in piazza i soliti amici della classe dei quartieri e si ricominciava a fare i giochi classici dal nacondino, a pallabarattolo, e Mnton, a guardia e ladri giochi che duravano per tutto l’inverno. Si parla di un età compresa dai 10/11 anni fino ai 15 anni e qualche volta anche più adulti, metà anni ottanta inizi anni novanta.

Io con mia sorella Katia, credo sia l’anno ’85

 

Le giornate passavano inesorabilmente veloci, fino a quando si tornava a scuola e ritrovavi anche gli amici di Montelongo con i quali ti potevi organizzare sempre i pomeriggi alternativi. Le giornate classiche fino alla fiera di ottobre erano così strutturate, sveglia prestissimo, visto che prima mamma andava a Campobasso e poi papà a Termoli e tu non vedevi l’ora che arrivavano le sette, in realtà la mia sveglia suonava alle 7.01 perché mi dava la sensazione che non fosse ancora troppo presto, per fare colazione e andare a scuola dove ci si ritrovava sempre una ventina di minuti prima delle 8.00 per fare chiacchiere varie e raccontarsi del film visto la sera prima. Questo era in nostro social network. I pomeriggi erano bellissimi, si poteva uscire non prima delle 16.00/16.30 e si cominciava con l’incontrarsi in piazza per organizzare i giochi pomeridiani che erano condizionati dagli eventi atmosferici. Però noi eravamo attrezzati, non possedevamo un app ma avevamo il nostro meteorologo Beniamino Vespa. Lui ci azzeccava quasi sempre anche quando non aveva la risposta alla domanda fatta per organizzarci con la scuola, poi capirete perché, tipo:

<<Beniamí quand ijocc?>> risposta :<<quando meno te lo aspetti!!>>

Beniamino Vespa

C’era un gioco, per esempio che facevamo presso via della Chiesa, all’angolo della chiesa che si faceva quando tirava un fortissimo vento di scirocco “u feugn!” e praticamente ci buttavamo in avanti con le mani lungo i fianchi e il vento ci manteneva a venti centimetri dalla strada senza farci cadere. C’era sempre qualcosa da fare, andare alla Fiera d’Ottobre a Larino, l’8 Dicembre si andava a piedi con i più grandi a Montelongo a prendere le pagnottelle con qualsiasi condizioni metereologiche. Io la mia prima volta venni prelevato da Zio Carmine De Lillo e la cara moglie Lina con al seguito tutti i fratelli e i figli.

Zio Carmine De Lillo

Che emozione! Il Pomeriggio poi, si andava a prendere il muschio sia per il presepe di casa che per quello della Chiesa Madre.

Chi non viveva a Montorio e tornava solo in estate ha sempre pensato che i divertimenti erano solo estivi, ma Montorio è stato sempre vivo ed è sempre stato un parco giochi aperto tutto l’anno, le domeniche per esempio andavamo sempre al campo sportivo a vedere il Montorio che era una delle squadre più forti della provincia di Campobasso, si giocava sempre con il sole o con la nebbia e noi ragazzini facevamo i raccattapalle e le domeniche volavano, con dei campioni campioni come i fratelli Manna Costanzo, Enzo e Giuseppe (Peppin Lupett) Franco Spedaliere, Massimo Adovasio, Carmine Sebastiano, i fratelli Giuseppe e Antonio Bruno, i fratelli Morrone Costanzo, Lino, Mario (quest’ultimo mi ha sempre trattato come un fratello acquisito), i fratelli Antonio e Andrea Albino, Antonio Chiavaro, Adolfo Pappalardi, per forza. Che squadrone!!! Sicuramente ho dimenticato qualcuno, ma erano fortissimi!

Questo era il Montorio Anni 70
Questo era il Montorio che cresceva!!

Noi giocavamo a pallone in due posti, prima che venne costruito il campetto, uno era in piazza davanti a casa di Gina (a sepon) e Nicola Consolo, nel quale ci si poteva giocare fino all’arrivo del Pulman da Larino che era il nostro orario per rientrare a casa oppure al campo sportivo, anche lì che ricordi, Ines e Giovanni Di Iorio ci davano sempre l’acqua per bere, oppure Concetta la madre di Nicolina e quando loro non erano in casa la nostra ancora di salvataggio erano zia Lucia e zio Paolo Richetta (zi Lucije e zi Paulucc Richett) che abitavano al fianco della casa di Masctr Frenchin (Franco Mastrangelo e Nuccio Mastrangelo).

Qui ci sono quasi tutte le persone citate nell’articolo, gita degli anziani

Però i periodi stupendi erano quando al tg dicevano che stava arrivando una bassa pressione dai Balcani che portava la neve sulle nostre colline. Noi eravamo eccitati, felici e non vedevamo l’ora che arrivasse. E puntualmente arrivava, nevicava e nevicava così tanto che i mezzi di allora non riuscivano a pulirci le strade, restavamo bloccati per giorni.   All’epoca le strade del paese venivano pulite con la ruspa a cingoli di Gino Greco.

Gino Greco

In quel periodo vivevamo spesso solo con le candele e il fuoco acceso. Chissà perché l’unica cosa che funzionava era il telefono. Quello sempre e puntuale arrivava la telefonata di nonna Emila che diceva: Lí (mia madre Angela, Angelina, Lina, Lí) a ijccuat? A quell’epoca abitavo in Via Torre dei Corvi, na cas d Marijett a Piccolin, nonna di Pardo, Maria e Nicolina Spedaliere.

Noi non andavamo a scuola dopo esser stati avvisati dal TG3 Molise per settimane e il nostro sport invernale era fare la pista giù per la discesa della villa oppure verso la farmacia con la curva del negozio di Franco Coticone per arrivare fino alla chiesa della Madonna del Carmine o addirittura fino all’ariella se c’era molto ghiaccio. Che bei ricordi. Quelle giornate passavano velocemente fino a notte su e giù con gli slittini, qualche bob e soprattutto con i sacchi del concime, portati sempre dagli stessi Antonio Franchilli e Nino Ponte (attuale Sindaco) e i coperchi delle stufe, qualcuno usava anche le tabelle dei prezzi dei gelati dell’Algida forniti da Enzo Manna o da Emilio e Giuseppina Di Iorio che avevano gli unici due bar dell’epoca! C’era anche a Chentin du Chiacchieron (genitori di Francesco Paulozza) o i vari negozi di alimentari, ma queste tabelle erano solo di Enzo o Emilio.

Quelle settimane erano di una frenesia indescrivibile, quando non c’era la neve c’era l’attività ricreativa del Gruppo Mons Aureus che organizzava grazie ad Antonio Molino, Maria Spedaliere e la cara Mena Bucci sempre una recita sia Natale che a Carnevale, quindi ci trovavamo sempre alle ACLI, l’attuale Sala San Costanzo grazie anche all’iteressamento di Don Remo oppure al centro di lettura all’epoca aperto dalle varie studentesse più adulte di noi, ricordo sia Giuseppina Greco (figlia di Gino), ricordo Lucia Greco (di Michelino), o Antonietta Iuliano.

E i fuochi di Sant’Antonio? Andavamo da piccoli con le carriole a chiedere i pezzi di legna ognuno per il proprio quartiere alle porte di tutto il paese, lì c’era una competizione leale tra i vari fuochi di quartiere. Ricordo un Fuoco fatto davanti casa in Via Torre dei Corvi, da noi i Ruocco, la famiglia Falasca, composto magistralmente dal caro Antonio, e dalla famiglia Iuliano,  il caro Zì Ncol lo accendeva puntualmente verso le 18.00. Quell’anno fu pazzesco, e ci fu talmente tanta gente che la salsiccia delle nostre tre famiglie è finita prima di esser conservata. Chi se lo dimentica zio Antonio Sebastiano (Cprian) con i suoi balli sulle suonate della fisarmonica di Bruno (Verza) Spedaliere che aveva una mano veloce su quella tastiera impressionante e il sassofono di Giovanni Petrella (il macellaio! Per non dimenticare i maijtnat speciali di Federico Colecchia (Frantoio). Mi sembra ieri…

Se si pensa che il carnevale era moscio, ci si sbaglia perché era tutto organizzato con la partenza verso Larino per prendere il Carnevale, poi con la sfilata per le strade di Montorio fino all’accensione del fuoco che bruciava un pupazzo di Carnevale con un vestito vecchio di chissà quale nonno. Non prima però di vedere la rappresentazione teatrale del carnevale interpretata da Nicola Manna (u marins).

Costanzo Di Rienzo

Il pupazzo, poi, veniva acceso senza la testa che era una testa in carta pesta. Qualcuno sa dov’è finita? La fine del Carnevale portava sempre o quasi con se uno strascico di fine inverno con qualche nevicata anche nei periodi di San Giuseppe e delle bellissime tavole della famiglia Mancini Maria e Costanzo Di Rienzo (a guardije) e quella della Famiglia Iamonico che Nenella (masctrpepp)  organizzate superlativamente, quest’ultima Tavola ancora presente a Montorio grazie al figlio Costanzo. Di colpo ti ritrovavi a Pasqua, nella settimana Santa il paese veniva avvisato da Tonin u bandtor mentre suonava il Trictrac, una tavola di legno con due pezzi di ferro a u che facevano tumore, e di colpo arrivavano i primi forestieri e gli zii emigrati a festeggiare e che portano con se anche le feste dei paesi limitrofi, le spettacolari corse dei carri, poi d’un tratto da San Primanio e San Pardo a Larino che fanno da apri pista di nuovo alle nostre amate feste San Antonio e San Costanzo nelle quali ho anche molti ricordi, ma che uno in particolare non si affievolisce, quello di Zia Mena Gianbettisct che narrava, cantando, l’arrivo del nostro Martire.

Ed è di nuovo estate!!

Asilo Montorio 1978 – Classe 1973 – Classe 1974 – Classe 1975

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Di Gianmario Ruocco

Ideatore, Caporedattore e Webadministrator Dortmund (Germania)

2 pensiero su “I miei inverni, quelli belli!”

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