Era l’estate del 1987,

con la mia famiglia rientravamo da qualche giorno di vacanza appena concluso a Sibari e quando arrivammo su quella strada irta, insidiosa, piena di curve, provenendo da Larino, alzammo gli occhi sul cucuzzolo del monte e vedemmo un campanile circondato dai classici tetti delle case, quelle antiche, quelle vecchie o meglio medioevali.

Mio padre disse che non poteva essere quello il paese, troppo lontano ed esclamò: “e come ci arriviamo lì su!?”.

Eppure l’unico cartello che nel 1987 poteva indicarci la via diceva chiaramente: Montorio nei Frentani.

Così conobbi Montorio, il mio Montorio.

Unico, splendido, ricco.

Ricco di ogni esperienza umana che potessi pensare di vivere nella mia vita da ragazzo.

Montorio mi accolse come un figlio, tramite quella donna che seppur non fosse legata a me da vincoli di sangue, mi fece sentire un calore e un amore che solo una nonna può trasmettere a suo nipote.

Mia nonna si chiama Arcangela Lionato e come tutte le nonne, forse un po’ di più, mi ha viziato, supportandomi e sostenendomi in tutto il percorso della mia vita, sin da quel lontano 1987.

Un amore nato quando sceso dalla macchina entrai nella sua tipica cucina montoriese, ricca di ogni ben di Dio, “a spressat”, “u pepedign”, “u pelej”, scendevano dal soffitto ed esclamai: Signora quanto sugo!! si perché quando nonna cucinava sembrava dovesse venire a pranzo tutta la provincia di Campobasso, ma in realtà eravamo solo insei..

A Montorio scoprii cosa volesse dire correre in strada liberamente e senza pericoli, giocare a nascondino usando l’intero paese come nascondiglio, mi insegnarono cosa fosse una passatella, il calcio balilla e poi ancora i giochi della gioventù, il ramino, la scopa o il tressette dopo pranzo, il calcetto di pomeriggio, i campi di girasole, la bici da cross con le marce, i ferragosto a San Michele, le tolle, San Costanzo, il rintocco della campana, il mare di Termoli, la mia prima sbornia… usare un muretto come punto di ritrovo con gli amici e scrivere su un diario tutto quello che facevamo insieme e che arricchiva le nostre giornate.

Eravamo i ragazzi del muretto, noi che venivamo da Roma, Milano, Cesena, Chieti, Torino, Bologna, tutti insieme con i ragazzi di Montorio.

Non c’era estate in cui non ci dessimo appuntamento per l’anno dopo.

Siamo cresciuti insieme, anno dopo anno.

Non avevamo tablet o telefoni, non esisteva facebook, non c’era whatsapp, eppure ci divertivamo lo stesso e non ci annoiavamo mai.

Amicizie vere, che ancora ad oggi sento vive nella mia anima. Rapporti sinceri e legami profondi.

A Montorio il tempo non esisteva, l’orologio non serviva e lo “scurdl” non faceva più paura.

E infine Montorio, come se non bastasse, mi ha dato l’amore, mia moglie Ilaria Bruno e i nostri quattro figli, Carlo, Antonio, Ginevra e Niccolò!! Anche loro sono Montoriesi Doc, forse anche più di me.

Oggi quando mi capita durante il mio lavoro di incontrare persone nate a Larino, Isernia, Campobasso, Guglionesi, Santa Croce, Bonefro, Casacalenda, Rotello, con grande orgoglio faccio subito presente che anche io sono del basso Molise e che sono un figlio adottivo di Montorio nei Frentani.

Il Molise esiste! e come se esiste!

Una terra viva, gioiosa, impreziosita dalle sue tradizioni, dai suoi sapori e dalla sua gente genuina, generosa e volenterosa.

Spero con tutto il cuore che i miei figli possano vivere a Montorio quell’incanto incontaminato che ho vissuto io.

Grazie Montorio. Christian

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