Se chiedessimo ad un passante, cos’è per lui il mese di novembre, risponderebbe che è il mese della commemorazione dei defunti e di attesa del Natale.
Se facessimo questa domanda ad un montoriese, il soggetto dell’attesa, sarebbe sicuramente la Commemorazione dei defunti, con l’annesso inizio della processione dei morti, ma soprattutto l’olio e per molti, anche quei giorni di ferie, pochi ma fondamentali, che dal dovunque riportano al paese, per la raccolta delle olive: una tradizione intrisa di un piacevole sudore di ricordi e una scusa per raggiungere l’ermo colle, spezzando la lunga attesa tra il rientro estivo e le vacanze natalizie.
Se poi chiedessimo a qualsiasi montoriese, di raccontarci la tipica giornata di raccolta delle olive, canterebbe una canzone antica, che narra di come al mattino, con il sole o con l’acqua fina fina, con la nebbia che stringe dentro al cuore… Si andava a raccogliere l’oliva ogni mattina, a piedi con il cavallo o con il traino…: termino qui, per non imbarbarire con traduzioni in italiano o trasposizione dialettali dilettantesche, la storia cantata dai miei nonni, dai miei genitori e compaesani.

Se chiedessero a me, cos’è novembre, prenderei tempo per esprimere la miscellanea di sensazioni nella mia testa e rievocare il profumo, di tutto l’olio che da quando ne ho memoria, è stato prodotto dal frantoio della mia famiglia.
Quell’odore, mi faceva sentire unica, durante il periodo scolastico, perché io avevo un doppio Natale da festeggiare a casa.
Il rumore cardiaco delle macchine, che attaccava all’alba assolvendo al compito che mio nonno Paolo voleva: svegliarci così da iniziare la giornata, ricordandoci però, di andare prima a dargli il buongiorno.
Mio nonno Paolo, con il suo vocione inconfondibile e il suo immancabile cappello, salutava i clienti dalla porta d’ingresso del frantoio, facendo la sua entrée alla don Corleone senior: in pensione ma sempre vigile sull’operato di mio padre, impegnato a portare avanti il suo piccolo gioiello, creato nel 1925 all’età di soli 16 anni, insieme al fratello Giuseppe.


Don Paulucc o Zi Paulucc: un generale spartano, austero, severo, dai toni freddi, necessari negli affari ma anche un nonno caparbio che riusciva ad avere tutta la sua famiglia riunita sotto la sua egida, la domenica a pranzo e alla feste importanti.

Mio nonno, aveva un particolare modo di sorridere : inarcava prudentemente le sue labbra, quando guardava i suoi nipoti che gli gironzolavano intorno, mentre era seduto a capotavola durante i mega pranzi o davanti al camino gigante.
Quello stesso sorriso, lo aveva, quando vedeva suo nipote Paolo guardava incantato l’olio appena nato che colava dal separatore: c’era un attimo però, in cui il suo prudente sorriso si allargava in una risata, perché la prima nipote, chiamata Cesira in nome della moglie defunta, riempiva davanti ai suoi occhi e non manca di farlo tuttora, un cucchiaino da caffè con il primissimo olio prodotto, assaporandolo con la stessa passione con cui assapora la cioccolata.


Nonno Paolo, era un uomo denso di chiaroscuri, simboli di una società ormai in via di estinzione: il suo spirito è tra le macine in pietra, che voluttuose e con la stessa grazia di una ballerina senza età, continuano a danzare.

Io lo vedo inoltre, nei volti, nelle mani e nel cuore di mio padre e mio fratello, che stanno dimostrando soprattutto quest’anno, di aver ereditato la sua caparbietà e la sua forza.

Per me novembre è una nebbia fitta, di sapori intangibili.

Se qualche passante raggiungesse Montorio a novembre, sia con il sole, che con l’acqua fina fina, capirebbe cos’è per me questo mese, ascoltando il rumore del frantoio di famiglia e direbbe certamente, di aver sentito il battito di un cuore.

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Un pensiero su “Novembre”
  1. Bellissimo articolo! Il rispetto delle tradizioni e il segno che lasciano nel cuore è pari al profumo evocativo dell’olio.
    Complimenti Cesira!!!

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