Qualcuno penserà istintivamente al ponte di Genova. Dopo la tragedia del crollo del ponte, è stato subito costruito un nuovo ponte, con il progetto di Renzo Piano, e una immensa quantità di denaro pubblico. Non si poteva interrompere il flusso di persone, di macchine e di merci, che sono alla base dei moderni scambi commerciali, da, e per tutto il mondo. Dai tempi dei Romani, sono state costruite tante strade importanti, spesso superando canali e fiumi impetuosi, con la costruzione di meravigliosi ponti che sono sopravvissuti alle guerre e ai terremoti, e che ancora oggi rendono un servizio importante per la vita e il funzionamento della collettività, resistendo alle intemperie e alle bombe. Un evento analogo, di portata apparentemente più ridotta, ma sicuramente di grande importanza è successo a Montorio, questo piccolo paese del Molise, con la realizzazione de “Il Ponte”, un piccolo e modesto giornalino , in formato cartaceo, che pur senza la grandiosità e la funzione urbanistica di tanti ponti in pietra, in cemento ,o in acciaio sparsi per il mondo, è stato il collegamento e il sostegno di tanti sentimenti, di tanti affetti di tanti ricordi, di tanti amori, tra i montoriesi che ,purtroppo, sono dovuti emigrare in vari paesi del mondo, alla ricerca di un nuovo lavoro e di una nuova possibilità di una vita sufficientemente dignitosa. E nonostante la superficialità e la apparente curiosaggine dei molti che leggevano questo giornalino, più per cercare un pettegolezzo, un fatto di cronaca, o la ricerca di una notizia di tanti paesani, il Ponte è stato il “MESSAGGERO”, l'”AMBASCIATORE UFFICIALE”, che pur senza l’investitura istituzionale, ha permesso la vita e la eredità di ricordi, di pensieri, di consuetudini e di tradizioni paesane, che sono la parte fondante della identità e della personalità di un intero paese. E grazie al suo fondatore, il prof. Costanzo Colantonio, ai tanti assidui collaboratori, e a tutte i montoriesi e le montoriesi in tutti i paesi del mondo, questo piccolo giornalino è stato veramente il ponte di collegamento, non solo nello spazio, tra tanti Stati e città del mondo, ma soprattutto nel “TEMPO”, attraverso la narrazione di fatti e di eventi accaduti a montorio e in tutta l’Italia, che ha trasmesso la cultura, la letteratura, le poesie e la grandezza d’animo della gente di questo piccolo paese. Purtroppo con la scomparsa di Costanzo Colantonio anche questo piccolo ma GRANDE giornale ha visto interrotta la pubblicazione. E’ facile immaginare il dispiacere e il senso di sconforto che ha pervaso gli animi di tutti. Di chi con dedizione e sacrifici scriveva articoli e avvenimenti.

Ma anche di chi con piacere e un po’ di ansia aspettava la pubblicazione del giornale per sapere le novità, le curiosità, le notizie, che in un certo senso trasportavano ogni residente all’estero, nei luoghi e nelle case di Montorio, facendo rivivere per qualche momento e respirare quell’aria paesana, così fresca e pura. Fortunatamente non tutto è perduto. Dobbiamo rendere grazie alla buona volontà e anche alla buona dose di coraggio di GianMario Ruocco e di Antonello de Luca, che si sono rimboccati le maniche rilanciando e riportando in vita “il Ponte”, sebbene in forma forse ancor più funzionale del formato cartaceo, più dispendioso e meno efficiente del formato elettronico. Questo, nonostante tanti scrittori e articolisti non abbiano abbastanza dimestichezza con il computer, e tutte queste diavolerie elettroniche. Così, mentre noi in questi giorni di caldo torrido, siamo accalcati, nonostante il covid, come un gregge di pecore ammassate sotto l’ombra ,non più della quercia antica, ma dei lecci, dei platani, delle acacie, sorseggiando qualcosa di fresco davanti al bar, a Montorio, e non possiamo fare a meno di riflettere sulla vita di questa piccola comunità, auspicando un futuro radioso per questo importante giornalino. Mentre il formato elettronico dovrebbe facilitare l’accesso e la partecipazione di tanti giovani montoriesi, figli e nipoti di montoriesi residenti sia a Montorio, ma soprattutto all’estero, che facciano rivivere e continuare questa importante forma di socialità, vera e genuina fonte di identità, definita da qualcuno come autodeterminazione di popolo, sedimentata in secoli di storia. Oggi devono essere i giovani, ad esercitarsi per essere i futuri cittadini del domani. I giovani discendenti da questa piccola comunità, dotati di un elevato livello di studi, che una cultura cosmopolita diffusa e una grande abilità nel superare le barriere ideologiche arcaiche, offre loro la possibilità per essere protagonisti della loro vita. E questo grazie anche al modesto contributo di un mezzo di comunicazione come il Ponte. Cerchiamo anche noi , per quello che possiamo fare, di dare coraggio a questi nostri eroi, scesi in campo a far rivivere questo importante giornale. Mi ha suscitato tanta tenerezza GianMario, con l’intervista al senatore Gianluca Castaldi, che quasi come Crozza, quando intervista l’onorevole Razzi di Pescara, accompagnato dalle note musicali di Vola Vola, ha condotto l’intervista con molto coraggio, nonostante la commozione. Sono da apprezzare le riflessioni di tutti quelli che hanno scritto sul nuovo ponte. Aspettiamo i reportage di Lisandro Chiavaro, da tutto il mondo. Aspettiamo le poesie e le liriche meravigliose di Filomena Paventi. Aspettiamo i racconti di chi ricorda tanti aneddoti e fatterelli successi a Montorio. Sarebbe troppo lungo menzionare tutti gli autori. Mentre aspettiamo con fiducia i GIOVANI, che con la loro intelligenza e la loro onestà culturale, possano contribuire a rafforzare il legame sociale di questa piccola ma grande comunità, con la loro capacità di dialogo, di riflessioni, di pensiero. e soprattutto con il loro elevato livello culturale, costato sacrifici, ma anche gioie ai loro genitori. “Largo ai Giovani” Alfredo Mancini

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