Poco prima che la pandemia di Covid conquistasse il mondo, ho avuto fortunatamente l’opportunità di tornare in Italia e, in particolar modo, includere nel mio tour luoghi che, oltre ad essere belli e affascinanti, conservano la storia di una parte dei miei origini.

Lisandro a Montorio

Così, dopo aver visitato due nazioni dell’Africa occidentale nel gennaio 2020 come parte della mia ricerca senza fine per vedere il mondo e l’immensa diversità della cultura umana, il mio viaggio è continuato con un vasto viaggio attraverso l’Italia meridionale.

Quel giro si estendeva da Palermo a Bari, ed in questa ultima parte avevo riservato un giorno libero per, a seconda delle condizioni meteorologiche invernali (non sono abituato a guidare sulla neve, per esempio), passarlo in Puglia o godermi una giornata molisana nella terra dei miei bisnonni.

L’inverno italiano mi regalò una calda giornata di sole, ed ho potuto tornare – ancora fugacemente e con le ore contate – in luoghi molto vicini al mio cuore dove non ero più stato da maggio 2008.

Prima di proseguire, vi dico che nella mia famiglia siamo già nella terza generazione di argentini. I miei bisnonni arrivarono in Sud America tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, come parte della grande ondata di immigrazione che attraversò l’oceano a punto che nel 1910, Centenario dell’Indipendenza, vivevano in Argentina più stranieri che nativi.

Dei miei bisnonni, cinque erano italiani, due spagnoli e uno francese, una miscela genealogica molto comune nella nostra terra.

In un primo passo prima di arrivare a Bari, ho conosciuto in Basilicata il bellissimo paese di Noepoli, in provincia di Potenza, città natale di mia bisnonna paterna Rosario Fuertto, chi fu la moglie di mio bisnonno montoriese in Argentina. È una città bellissima, in collina, con un dintorno di paesaggi stupendi, che ho percorso il più a lungo possibile in un pomeriggio soleggiato, in rotta tra Catanzaro e Bari.

E arrivò il giorno molisano. Quando ho lasciato Termoli alle spalle e ho cominciato a vedere le colline, sono stato sopraffatto dall’emozione, quando ho riconosciuto quei bei paesaggi che, anche in lontananza, sono così cari ai miei sentimenti.

Avevo conosciuto Montorio ed i suoi dintorni nel maggio 2008, sotto la preziosa guida di Antonio Fasciano, Adolfo Pappalardi e Teddy Colantonio. Sono stati giorni indimenticabili, in cui ho sentito di essere tornato a casa, chiudendo il cerchio che mio bisnonno Giovanfelice Chiavaro, nato nel 1856 in quello che allora era il Regno delle Due Sicilie, aveva iniziato in un giorno molto lontano, quando partì dal porto di Napoli a Buenos Aires.

In questa seconda volta, prima di entrare a Montorio, mi recai a San Giuliano di Puglia, a sua volta città natale di mio bisnonno materno Giuseppe Barbieri, classe 1861. Era un debito in sospeso, perché quando sono stato nel 2008 il paese era devastato dal terremoto e nonostante l’emozione della visita, è stata un’immagine triste e dolorosa. Ora mi sono ritrovato un bellissimo San Giuliano, splendente tra i monti sotto un sole accogliente.

Inoltre, avevo un legame molto stretto con mio nonno Mateo, figlio di Giuseppe. Mio nonno adorava suo padre, morto prima della mia nascita, e mi raccontava sempre le sue storie, ma non ha mai potuto visitare l’Italia. Sarebbe stato immensamente felice e avrebbe pianto dall’emozione per poter calpestare la città natale di suo padre. Per questo ho anche sentito che stavo raggiungendo San Giuliano in suo nome.

E finalmente sono arrivato a Montorio. Mi sono fermato prima di arrivare per godermi la bellissima vista in lontananza sul colle. Ho visitato il cimitero per ricordare il mio amico Angelino De Luca, che ho conosciuto solo su Internet, ma abbiamo stabilito un contatto quotidiano e purtroppo è morto l’anno prima della mia visita. È stato lui a guidarmi nella ricerca delle mie radici ed a trasmettermi tutta la sua conoscenza, passione e amore per Montorio nei Frentani.

In un pisolino soleggiato, il paese era deserto. Ho visto solo poche persone. Ho camminato lentamente qua e là per le strade tortuose, ho scattato foto, mi sono fermato a contemplare un nuovo paesaggio pieno di mulini a vento, mi sono ricongiunto con luoghi che erano rimasti nei miei ricordi. Mi sono seduto nella piazza accanto al monumento ai caduti, tra i quali c’è un combattente con il mio cognome. Ho goduto tutto il possibile il tempo che avevo, felice di essere lì, anche se dovevo tornare a Bari per riconsegnare l’auto a noleggio prima di sera e subito è arrivata l’ora di dire addio.

E me ne andai lentamente, con un misto di felicità e nostalgia, vedendo sparire l’immagine del campanile della chiesa in lontananza tra i colli frentani.

Adesso che la pandemia ci confina nelle nostre case e città, e le strade del mondo sembrano chiuse a tempo indeterminato, ringrazio il destino per avermi dato l’opportunità di fare quell’indimenticabile viaggio nelle terre molisane già indissolubilmente legate alla mia vita e ai miei sentimenti. E sono estremamente lieto che questa nuova versione digitale de Il Ponte rinnovi quei legami che sono nati e che chi come me ha delle radici a Montorio, possa proseguire a conoscere.

Il Ponte mi ha permesso di restare in contatto con l’attualità del Paese. Allo stesso modo, è stato attraverso la rivista che più di dieci anni fa ho trovato la mia famiglia di comuni antenati montoriesi in Canada, con i cui mantengo un bellissimo legame stretto e quotidiano.

In ultimo ma non per ultimo, vorrei dirvi che non riesco a pensare a Il Ponte senza evocare il ricordo di Costanzo Colantonio, che ho visto solo un giorno nel 2005 a Toronto, ma con lui abbiamo costruito un’amicizia a distanza con contatti frequenti e il compito di preparare ogni edizione della rivista. La sua partenza mi ha causato grande tristezza, e ho la consolazione di aver coltivato la sua amicizia e di avergli detto tante volte della mia gratitudine per il suo lavoro nel costruire un ponte tra tutti i montoriesi nel mondo.

Mi fa piacere pensare che questo nuovo Ponte continui e onori la sua meravigliosa eredità.

Lisandro Chiavaro.

La Plata – Argentina.

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