Ognuno di noi, in qualsiasi posto del mondo si trovi, appartiene ad un gruppo sociale, ad una cultura che resterà sempre in noi anche quando ci allontaniamo fisicamente e, in qualche modo, saprà descrivere le nostre caratteristiche generali.

Ogni cultura ha le proprie tradizioni e, quest’ultime cambiano, addirittura, anche di città in città e diin paese in paese di una stessa regione. Le tradizioni hanno un posto speciale nel nostro cuore, vengono tramandate di generazione in generazione, sono un orgoglio per il popolo.

Oggi vi parlo di….

MAITUNATE

Tradizione molisana che pone le sue antiche radici nel contesto contadino. Consiste nell’ improvvisare stornelli in rima che mirano a prendere in giro, in maniera ingenua, anche se qualche volta ci potrebbe essere un po’ di verità, le persone a cui vengono dedicati. Il paese principale di questa tradizione è Gambatesa, i cui cittadini, la lunga notte di capodanno, formano dei gruppi con componenti di ogni età, con a capo un cantore. Questi gruppi sfilano per le strade del paese con strumenti musicali da banda e si recano nelle case delle persone per dedicare a “maitunat” ai padroni di casa, i quali, dopo aver ascoltato gli stornelli a loro dedicati, invitano la squadra a mangiare qualcosina in casa loro.
I gruppi fanno delle vere e proprie sfide.
Le maitunate non ci sono solo a Gambatesa, ma anche nella mia città, Campobasso. Nella nostra città è famoso il maestro Nicola Mastropaolo che oltre a cantare le canzoni Campobassane e altre, compone anche delle simpaticissime maitunate con molta ironia e, anche un po’ di verità. Negli stornelli non ci lascia proprio nessuno, oltre che a prendere in giro le singole persone, prende in giro tutte le categorie: dal vescovo, alla politica,  alle insegnanti e alle onoranze funebri. Da noi si usa fare le maitunate, oltre la notte di capodanno in piazzetta Palombo, anche la sera del 17 gennaio, giorno in cui entra il carnevale, ma soprattutto giorno in cui si omaggia Sant’ Antonio, santo protettore degli animali, davanti al fuoco di Sant’ Antonio in cui la popolazione si riunisce.
Capita anche che il maestro Nicola Mastropaolo viene chiamato ad esibirsi a feste di  compleanno, comunioni, matrimoni, ecc…
Io ho 26 anni e, anche se sono giovane e la mia generazione mi prende in giro perché ritengono che sia “ una cosa da vecchi”, amo le giornate piene di allegria in cui si cantano e si suonano canzoni tipiche con organetto e fisarmonica, magari davanti ad una grigliata di arrosto che è sempre gradito, e amo le maitunate perché mi trasmettono spensieratezza, semplicità e allegria, allontanano, magari, dalla mente brutti pensieri e stress psicologico.

BUFU’

Strumento musicale, molto antico ancora oggi preservato, tipico della regione molisana, utilizzato per accompagnare generalmente canzoni tradizionali, è costituito da una botte che viene rivestita da una pelle al cui centro vi è un foro all’interno del quale viene inserito un bastone ruvido. Lo strumento produce il suono quando il bastone viene “ frizionato” dal suonatore con le mani inumidite. Ci sono diverse occasioni in cui viene suonato il bufù ed una di queste è capodanno.

Ricordo ancora quando ero bambina, durante il cenone con i parenti a casa della mia nonna paterna per festeggiare l’ultimo dell’ anno, dopo la mezzanotte venivano dei ragazzi dalla signora che abita nel palazzo di mia nonna, questa signora è la nonna di una mia amica, a suonare il bufù ed io, insieme ai miei parenti, scendevamo a casa di questa signora per sentire suonare i ragazzi suonare questo strumento.

Dopo l’esibizione la signora offriva loro un bicchiere di vino con annesse prelibatezze da stuzzicare.

SERENATA ALLA SPOSA ( DETTA ZITA IN DIALETTO)

In Molise oltre l’addio al nubilato, si usa organizzare la serenata alla sposa. E’ una tradizione che riprendiamo dal napoletano, solo che da noi si fa circa una settimana prima. In cosa consiste la serenata?  Consiste in un rito in cui lo sposo, con aiuto di parenti ed amici, ad insaputa della futura sposa, va sotto casa di quest’ultima per cantare le canzoni tradizionali. Che importa se le canzoni sono stonate! L’importante è divertirsi. La sposa non esce subito alla prima canzone che le viene dedicata, anche se sente la musica, resta dentro per un pochino dentro casa, magari durante il canto di qualche canzone. Dopo un po’ inizia a far credere agli invitati che sta per affacciarsi ad esempio accendendo e spegnendo la luce un paio di volte. Una volta che la sposa si affaccia sul balcone, si continua a cantare mentre lo sposo sale con l’aiuto di una scala per donare un mazzo di rose rosse alla sposa. Dopo aver preso le rose, sia lo sposo che la sposa raggiungono gli invitati e si apre un buffet.

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