È arrivata la primavera, ma quest’anno in modo abbastanza anomalo.

È come se in qualche modo non riuscissimo proprio a lasciarci alle spalle il freddo dell’inverno.  

È una condizione non solo metereologica, ma anche psicologica.

Nonostante i soli 12 km di distanza, manco da Montorio da più di due mesi. Mi è capitato di salire sul colle per andare al cimitero, ma è come se qualcosa mi avesse bloccata nel salire nel paese che tanto amo.

Mi sono spesso chiesta negli anni come sarebbe stato il mio rapporto con questo luogo una volta che entrambi i miei nonni ci avrebbero lasciati e sono sempre stata terrorizzata dall’idea che il legame con questo luogo, contenitore di ricordi felici, si potesse spezzare.

Ovviamente e fortunatamente non è stato così. È vero, non ci sono più i nonni, sinonimo di radici, a tenermi legata a Montorio, ma non c’è bisogno di avere parenti per continuare a sentirsi legate a un luogo che ha sempre costituito e sempre costituirà “una piccola isola felice”.

Ho ancora tante persone che mi vogliono bene e che non mancano mai di mostrare e dimostrare il loro affetto, ho ancora tanti ricordi che mi rendono felice al solo pensiero, ho ancora radici salde che mi tengono ancorata alla terra materna.

Panorama di Montorio nei F. da Larino

Negli anni trascorsi a Montorio, io e mia sorella abbiamo imparato alcuni tra i valori più belli che si possano apprendere: il senso della condivisione, la fratellanza e la sorellanza che si può avere senza essere nati dalla stessa famiglia, la bellezza del poter condividere sempre qualcosa con qualcuno, la sicurezza nel poter bussare a una qualsiasi porta e nel sapere che ci sarà sempre qualcuno ad aprirla e, infine, la consapevolezza che ovunque ci si rechi, che siano pochi o mille mila chilometri, si potrà sempre tornare a casa.

È questo quello che penso ogni mattina quando, recandomi a lavoro, il colle fa capolino dietro una curva.

È questo quello che penso ogni pomeriggio quando, rientrando a casa, il colle si erge di fronte a me.

È questo quello che penso ogni giorno quando, facendo attenzione alle piccole cose, ritrovo il colle nelle rose del nostro giardino.

È questa la certezza che ho, pur mancando da qualche mese.

È questa la consapevolezza che ho, ripensando ai tempi andati.

È questa l’unica inestimabile eredità che vale la pena tener in conto.

È questa la riflessione che vorrei accompagnasse tutti coloro che pur essendo lontani si sentono legati all’amato colle.

È questa la primavera che dovrebbe accompagnare tutti i giorni della nostra vita, nonostante il freddo.

Se solo ci fermassimo più spesso a riflettere su questi pensieri, sui ricordi felici, sulle nostre radici, saremmo in grado di vivere una perenne primavera del cuore.

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