In questi giorni sono passati già 35 anni da quando mi sono laureato di Avvocato, un lontano 12 dicembre 1986 (guarda caso per la mia storia personale, il compleanno di Frank Sinatra!!!). Non sono mai stato una persona a cui il tempo è passato in fretta, quindi mi sembra che sia passata un’eternità da quel giorno.

Ed in un mondo chi è cambiato tanto nel corso di questi decenni.

Nel 1986 avvenne la tragedia di Chernobyl nell’ormai scomparsa Unione Sovietica, lo shuttle Challenger esplose negli Stati Uniti, il famoso vertice tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov si svolse in Islanda in un mondo da Guerra Fredda. In Italia il Presidente del Consiglio era Bettino Craxi, iniziò il Maxiprocesso di Palermo contro la mafia, la Libia di Gheddafi lanciò due missili verso Lampedusa, cominciava il campionato che avrebbe dato il primo Scudetto al Napoli, Rita Montalcini ricevette il Premio Nobel per la Medicina, il Papa Giovanni Paolo II visitó la Sinagoga di Roma e ha pregato con il suo Rabbino.

l Palazzo di Giustizia nella mia città La Plata, sede della Suprema Corte della Provincia di Buenos Aires.

In Argentina quelli erano tempi nuovi, l’ultima feroce dittatura era finita solo tre anni prima, il Presidente Raúl Alfonsín governava nel paese, l’Argentina cambiava valuta per la terza volta (e anni dopo l’avrebbe cambiata ancora una volta), fu sancita la Legge sul Divorzio, un tribunale condannò i capi militari che guidarono la Guerra per le Isole Malvinas, la Selezione di calcio ha vinto la Coppa del Mondo in Messico, in Svizzera è morto il famoso scrittore Jorge Luis Borges.

Alcuni anni prima, finita la scuola media, avevo dovuto decidere la mia carriera in un contesto molto particolare: sotto la dittatura, in un Paese sconvolto e rattristato dalla sconfitta militare nella guerra alle nostre Isole Malvinas contro l’Inghilterra, in un’università con una lista di carriere molto piccole e in un mondo in cui le possibilità di impiego, le specializzazioni e la tecnologia erano molto diverse da quelle di questo universo digitale del 21° secolo.

Anche il mio tempo all’Università ha avuto caratteristiche particolari, dal momento che la Facoltà di Giurisprudenza della mia città permette per lo più di sostenere esami in diverse materie senza frequentare i corsi obbligatori, semplicemente studiando a casa. La mia presenza all’Università (una delle tre più grandi dell’Argentina), poi, avveniva più nelle riunioni dei compagni e nelle assemblee universitarie che nei tavoli d’esame, che frequentavo una volta al mese. E durò poco più di tre anni.

La cerimonia del mio giuramento, all’ingresso nel sistema giudiziario, avendo soltanto 22 anni, nel marzo 1987.

Così, mi sono laureato nel dicembre 1986, e nel febbraio 1987, a soli 22 anni, già lavoravo, iniziando così la mia permanenza in diversi organi del sistema giudiziario.

A differenza dell’Italia, l’Argentina è uno stato federale diviso in 24 province, e la Nazione e ognuna di esse hanno un proprio sistema giudiziario. Quindi ho lavorato nel sistema della Provincia di Buenos Aires, la cui capitale è la mia città, La Plata. Va notato che la Provincia di Buenos Aires e la città di Buenos Aires (capitale del paese) sono territori diversi.

I primi dieci anni della mia carriera sono stati nella giurisdizione penale. Ho iniziato in quella che qui si chiama “Defensoría”, uffizio che fornisce un avvocato gratuito a chi non può permetterselo (in cause civili) o semplicemente vuole optare per l’avvocato di Stato (in cause penali). Successivamente ho lavorato presso Camere d’Appello Penali, dedicandomi soprattutto ai primi processi in udienza orale che, a quel tempo, erano esclusivamente per casi di omicidio.

Quei primi anni mi hanno regalato anche la preziosa esperienza di lavoro nel più grande distretto giudiziario della Provincia (denominato Lomas de Zamora), un enorme conglomerato urbano di milioni di abitanti e una complessa realtà socioeconomica, in quello che viene chiamato il “Conurbano”, l’immenso agglomerato urbano che circonda la capitale Buenos Aires, ma appartiene alla nostra Provincia. Abbiamo dovuto affrontare una grande quantità di lavoro, spesso con una mancanza di infrastrutture e risorse, ma con un meraviglioso gruppo di compagni, e imparare il duro lavoro, l’organizzazione e il lavoro di squadra è stato molto prezioso. E da allora ho imparato ad apprezzare molto le condizioni migliori con cui ho potuto affrontare i miei impegni successivi.

Nel 1997, dopo essere passato per la Corte d’Appello della mia città (e aver smesso di percorrere i 55 km tra casa mia e il tribunale precedente) sono arrivato al mio attuale lavoro, nell’area disciplinare della Suprema Corte di Giustizia della Provincia.

In Italia, le indagini su possibili illeciti da parte di giudici e altri membri del sistema giudiziario spettano fondamentalmente al Consiglio Superiore della Magistratura. Nella mia provincia sono il Senato provinciale (nei casi in cui un Giudice può essere rimosso) o la Suprema Corte, che ha una Sottosegretaria per tali indagini. Dove lavoro da 25 anni.

Ricordo che in quel momento decisi di lasciare la Camera Penale e di continuare a lavorare nell’area disciplinare della Suprema Corte, perché pensavo era un compito che abbracciava l’intera Provincia e significava dare un contributo per migliorare l’amministrazione di giustizia, indagando sui casi di gravi anomalie e fornendo le prove necessarie affinché la Corte o la Giuria d’Accusa dei Giudici adottino le corrispondenti misure correttive.


Anni fa, ricevendo dall’allora Presidente della Suprema Corte una medaglia per aver compiuto 30 anni di lavoro.

È stato un lavoro entusiasmante. Un lavoro di squadra, che indaga su una molteplicità di casi in una provincia molto vasta la cui superficie è simile a quella dell’intera Italia. Viaggiare in diverse città, svolgere indagini in casi a volte molto gravi e complessi, ottenendo spesso risultati preziosi. E conoscere direttamente la realtà di tutti i settori del sistema giudiziario, dai grandi tribunali ai piccoli preture di villaggi remoti.

Dopo tanti anni, uno fa già parte del gruppo dei “vecchi” del nostro ufficio, e di tanto in tanto riceviamo la soddisfazione che i colleghi più giovani vengano a chiedere la tua opinione su un caso a loro carico.

Adesso mancano soltanto tre anni per el mio pensionamento e sto processando un pass per un altro settore della Suprema Corte di Giustizia, dove dopo 25 anni possa già fare un lavoro diverso e applicare le cose che ho potuto imparare.

Sono profondamente grato per ciò che il mio lavoro e la mia professione mi hanno dato. Mi hanno permesso di sentirmi utile in funzioni pubbliche con valenza sociale, che superano obiettivi solo individuali, al di là del sentimento di delusione causato nel mio spirito dal generale deterioramento, in questi lunghi anni, della situazione politica, economica e sociale dell’Argentina. La mia carriera mi ha dato esperienze arricchenti, amici preziosi, tranquillità finanziaria e la possibilità di realizzare sogni e obiettivi in ​​altri aspetti della mia vita. Spero di aver restituito, con i risultati del mio lavoro e nel complemento con i miei colleghi, tutto ciò che hanno dato alla mia vita.

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