Ogni città o paese è legato strettamente al nome del suo santo protettore. Quest’anno ricorre il 280° anniversario del fatto storico, cioè della acquisizione delle reliquie da parte della comunità, l’istaurarsi del culto e l’adozione di determinati modelli comportamentali. Ogni città o paese rivendicava sempre di più vere o presunte reliquie ma anche semplici oggetti appartenuti al Santo o presunto esser tale e le stesse spesso erano contese. Tale acquisizione fu frutto del seguente fatto storico: nel 1700 il Monsignor Catalano, vescovo di Larino, mise il divieto assoluto di esporre nella Chiesa di Montorio le reliquie trovate ma non autenticate e nel 1734. G.A. Tria durante una visita pastorale a Montorio aveva dato reale conferma della proibizione in questione. La cosa urtò evidentemente il clero ed il popolo per cui Monsignor Tria fece in modo di accontentare le pressanti richieste di poter esporre, finalmente, le effettive reliquie. Nel 1741 le ossa di San Costanzo vennero trasportate da Roma a Montorio nei Frentani. Il vescovo della Diocesi di Larino, Monsignor G. A. Tria dopo le insistenti ed estenuanti richieste del clero e del popolo montoriese promise di donare a Montorio le reliquie autentiche del santo per cui verso gli ultimi giorni del mese di Maggio del 1741 una delegazione di 5 uomini più il sacerdote Don Cristoforo Pinto decise di prendere il cammino verso Roma. Il viaggio di ritorno vide i medesimi ripartire da Roma con una urna contenente il corpo del Santo estratto in precedenza dalle catacombe di San Sebastiano e fermarsi a Campobasso da dove spedirono un messaggero a Montorio con il compito di informare del loro prossimo arrivo. a quel punto 85 giovani presero il cammino con delle fiaccole accese per andare incontro alle tanto agognate reliquie mentre altre si piazzarono in punti strategici per annunziarne l’arrivo con eventuale scoppio di mortaretti e petardi. Il restante popolo montoriese allo stesso tempo pregava e portava a termine penitenze formando una processione capeggiata dall’arciprete Magliano all’annunzio dell’arrivo. il popolo montoriese, dieci sacerdoti, membri di congregazioni rigorosamente scalzi e con fiaccole accese andarono così incontro al Santo congiungendosi con esso nella località di San Mauro dove tutti si prostrarono a terra contenti e festosi; evidentemente l’ultimo tratto del ritorno fu fatto congiuntamente con il suono delle campane a farne da devozione. entrando in Chiesa, l’urna del Santo fu deposta sull’altare e da quel momento il 12 Giugno è il giorno della celebrazione dell’arrivo delle ossa Sacre a Montorio nei Frentani. Leggendo il libro scritto da mio padre, Angelino De Luca, ho tratto queste notizie così come da un vecchio numero de “Il Ponte” che amo di tanto in tanto scorrere ho tratto uno dei miracoli, sempre descritti anche nel suo libro, operati da Dio per intercessione di San Costanzo.

Era il 14 Giugno del 1741. una ragazza ventenne, Albina, figlia di Andrea Colomba, notaio di Bonefro, era a letto da 9 giorni con febbre maligna. Medici e familiari disperavano in una guarigione ed il sacerdote era stato già chiamato al suo capezzale. Mastro Alessio, suo zio, invitò la moribonda a raccomandarsi a San Costanzo, le cui reliquie erano giunte a Montorio due giorni prima. Appena pronunciato il nome del Santo, Albina aprì gli occhi e cessò di delirare, quindi cadde in un sonno profondo. I familiari credevano fosse oramai giunto il momento del trapasso. ma dopo circa un’ora, la giovane si svegliò e, volgendosi ai presenti, pronunciò la frase – San Costanzo mi ha fatto la grazia! -. Durante il sonno aveva avuto una visione. il glorioso San Costanzo era apparso sotto forma di un bellissimo giovane, il quale toccatole la testa aveva detto: – Albina non temere perché ho chiesto per te la grazia che desideri – . Però voglio che tu faccia la carità al primo mendicante che picchierà al portone di casa tua. Detto ciò scomparve. La giovane inoltre aveva visto nel sogno l’urna contenente le ossa del Santo e la descrisse esattamente. Eppure né lei né i suoi familiari l’avevano mai vista. Mentre queste cose stava narrando, ecco che un mendicante bussò al portone di casa. Gli fu data l’elemosina e da quel preciso istante, la giovane rimase completamente libera e guarita. Mastro Alessio Colomba, zio di Albina, si recò a Montorio a raccontare il prodigio ed a testimoniarlo davanti ai sacerdoti ed al notaio Giovannelli che lo registrò insieme a numerosi altri che lo avevano preceduto e che lo seguirono. Nei giorni successivi anche Albina venne a Montorio per ringraziare il santo miracoloso ed a sciogliere un voto che aveva fatto.

Un altro miracolo attribuito è legato invece alla malattia degli occhi: “Angiola Di Lallo della Terra di Palata, di sua età sessanta anni… per caggion d’essersi ritrovata quasi affatto cieca, cioè l’occhio sinistro all’intutto serrato ed il destro con tre perle, ed avendosi fatto toccare gli occhi colla reliquia del braccio del glorioso S. Costanzo, ungere coll’oglio benedetto e lavare coll’acqua benedetta e con quelli medicatosdi due volte, cominciò mediocremente a vedere, e nel ritorno, avendosi portato l’oglio e l’acqua benedetta ed applicatoveli due altre volte nella sua Padria, fra due giorni perfettamente vidde

La tipologia di miracoli o eventi ritenuti prodigiosi sono stati in totale 133 e suddivisi tra protezione contro le malattie in genere, malattie di origine nervosa e psichica, malattie degli occhi, febbri maligne, invocazioni della pioggia e protezione contro le tempeste, protezione degli animali e genuflessione del bue, in rigoroso ordine decrescente dal punto di vista numerico.

Bibliografia: Renato Cavallaro e Angelino De Luca, San Costanzo. Culto e devozione a Montorio nei Frentani nei Secc. XVIII e XIX, Associazione Turistica “Pro Montorio”, 1999

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Di Antonello De Luca

Ideatore e Caporedattore Ortona (CH) - Italia

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